Dopo un'astinenza durata 56 anni, l'Italia torna ad organizzare un mondiale. Sono lontanissimi gli anni '30, e come è cambiato il mondo, così è cambiato il calcio. L'Italia si tira a lucido per vivere al massimo i mesi di giugno e luglio: molti delle città ospitanti ristrutturano i propri stadi con opere mastodontiche ( Roma, Milano, Napoli ... ), mentre altre città preferiscono costruirsi un stadio ex-novo ( Torino, Bari ... ). La Capitale accoglie nel modo più meraviglioso la manifestazione e incornicia di bandiere tricolori le partite degli azzurri, in attesa di giocare la finalissima che purtroppo sfumerà per un soffio. 

UN' ITALIA BRILLANTE 

Azeglio Vicini ha avuto quattro anni di tempo per scegliere ed allenare la squadra da portare ai mondiali. Il grande pubblico sogna il poker iridato, e tale aspettativa è in gran parte corrisposta da quello che in campo i nostri giocatori fanno vedere. L'esordio avviene il 9 giugno contro l'Austria all'Olimpico di Roma; una gara vivace, ma più volte si fallisce il tocco risolutore davanti a 72.000 presenti, costretti ad attendere per dar sfogo alla loro sete di gol. Al 75', Vicini toglie dalla mischia Carnevale, che già aveva divorato due o tre gol, uno dei quali a porta vuota, e inserisce Schillaci: la mossa è vincente, da un'azione sulla destra Vialli si beve qualche avversario, va sul fondo, crossa al centro e Schillaci (foto) batte di testa il portiere austriaco. Iniziano così le notti magiche di Schillaci, che diventà Totò; mai nessun giocatore è salito così velocemente alla ribalta, passando da una squadra provinciale alla Juventus e poi alla guida della nazionale in veste di bomber. La seconda partita è con gli USA, contro i quali si vince per 1-0 su calcio di rigore di Giannini. Il gioco, in verità, sembra più macchinoso rispetto alla partita di esordio, ma alla fine quello che conta è aver vinto ancora una volta. Infine, contro la Cecoslovacchia, un micidiale uno-due del tandem Baggio-Schillaci ci fa terminare a punteggio pieno il girone. Anche Baggio consacra le sue doti di fuoriclasse, realizzando uno dei più bei gol di tutta la manifestazione, lasciandosi poi andare in un urlo e in un abbraccio liberatorio... liberatorio dalle polemiche che lo avevano accompagnato dal suo trasferimento dalla Fiorentina alla Juventus. Ottavi di finale, si fa sotto l'Uruguay di Ruben Sosa, ma non c'è partita: un bolide da lontano di Schillaci e un gol di Serena mettono al sicuro il risultato. Poi tocca all'Irlanda, e Schillaci risponde ancora presente con un'altra realizzazione. Siamo alla semifinale, contro l'Argentina, e soprattutto contro Maradona. Bisogna dire che la squadra argentina aveva giocato le partite del proprio girone a Milano, e Maradona era stato accolto a fischi ed insulti che lo avevano mandato su tutte le furie: fischi durante l'inno argentino, fischi ogni volta che "el pibe de oro" toccava palla; la semifinale, però, Maradona la gioca in casa, cioè al San Paolo di Napoli. La scelta suona subito strana, la coincidenza voluta; non è ingiusto allontanare la nazionale dallo stadio della Capitale anche se solo per una partita ? Fatto sta che i tifosi napoletani non si schierano apertamente con il loro idolo, ma che nemmeno tifano in modo così entusiasmante e deciso come i loro colleghi romani. Un giovane napoletano, ad un'intervista RAI prima della partita, afferma: "Certo che tiferò l'Italia, ma se segna Maradona... bè, mi alzo in piedi e urlo lo stesso !". In questo clima, al 17' Schillaci ci regala troppo presto l'illusione della finale, realizzando il suo quinto gol. Non mancano poi altre occasioni favorevoli, ma non vengono colte. Maradona non segna, ci pensa però Caniggia, anticipando di testa un non del tutto incolpevole Zenga, imbattuto da 981'. Si va ai tempi supplementari, poi ai rigori. Fallisce Donadoni, migliore in campo con le sue sgroppate sulla fscia destra, fallisce Serena; tocca a Maradona, tutti sperano in un suo errore, ma la palla da lui calciata scorre delicatamente alla destra di Zenga, spiazzato. L'Italia è fuori, fuori per un gol, l'unico subito. Con rammarico, anche perchè in finale ad aspettarci c'era la Germania di Klinssman e Mattheus, giochiamo a Bari la finalina. Nel nuovo stadio voluto dal Presidente della FIGC Matarrese, vinciamo 2-1, con gol di Baggio e Schillaci. Il bronzo resta comunque un grande traguardo, ma l'amaro in bocca resta a tutti gli italiani. 

  
IL CAMMINO DEGLI AZZURRI 
 
 

Gruppo A 

9 giugno Italia-Austria 1-0 
14 giugno Italia-USA 1-0 
19 giugno Italia-Cecoslovacchia 2-0 

Ottavi di finale 

25 giugno Italia-Uruguay 2-0 

Quarti di finale 

30 giugno Italia-Irlanda 1-0

 

Semifinale 

3 luglio Italia-Argentina 1-1, 
(3-4 dopo i rigori) 
 

Finalina 

7 luglio Italia-Inghilterra 2-1 
 
 

 
 

 

 

LA FINALISSIMA

 

 

Stadio Olimpico di Roma: GERMANIA-ARGENTINA 1-0

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