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LA STORIA DI SAN GEMINI |
PALAZZO CANOVA
Sia percorrendo, come in passato, la Statale Tiberina 3 bis, sia per mezzo della nuova grande arteria di comunicazione, la E 45, si raggiunge SAN GEMINI, cittadina umbra densa di storia e di vetusta gloria, situata in una incantevole posizione panoramica. Da qui si può infatti osservare lo stesso scenario già descritto a metà del Cinquecento da Leandro Alberti ed è lo stesso paesaggio che poche cenffnaia di metri più a nord, a CARSULAE, tanto affascinò l'esercito di Vespasiano in marcia di ritorno verso Roma, che i legionari vollero sostarvi per un periodo di riposo.
In questo ambiente quasi idillico si sviluppa una storia sul cui sfondo si muovono nel Medioevo, santi e abati, conti e vassalli, Guelfi e Ghibellini e, nei tempi moderni, principi dell'aristocrazia romana quali gli Orsini e i Santacroce.
L'impianto urbanistico del piccolo centro mostra in effetti i caratteri del castello medioevale innestato al di sopra o nei pressi di un più antico insediamento romano; il suo asse principale-sul quale converge il denso reticolo viario-è infatti costituito dal tracciato dell'antica via consolare Flaminia, che attraversa tutto il paese dalla Porta Romana alla Porta nord, detta di S. Giovanni.
L'originario borgo pre-romano, denominato CASVENTUM in epoca romana, assunse successivamente il nome di SAN GEMINI da un monaco originario della Siria che qui pervenne sul finire del IX secolo e qui si fermò predicando, istruendo e beneficando al punto tale da far designare la cittadina, dalle popolazioni dei dintomi, come "la città di Santo Gemine" (Civitas Sancti Gemini).
Nella fase di assetto dei Territori della Chiesa, San Gemini-già gastaldato imperiale-riuscì a rendersi autonoma e successivamente a costituirsi, con il favore del Papato, in libero Comune; e raggiunse una tale posizione politica da esser considerato per lunghi secoli "castrum bonum et forte".
Nodo stradale di vitale importanza per le comunicazioni con Roma da nord e caposaldo militare di tutta l'Umbria meridionale, la cittadina divenne un centro culturale, artistico e religioso di prim'ordine, come è testimoniato dalle Abbazie di San Nicolò (1304) e di San Gemine (oggi Duomo), dalle chiese di San Giovanni (I'antico Baffistero dell'VIII secolo) e di San Francesco (XIII sec.), dal Palazo del Capitano del popolo (XIV sec.) e dai larghi tratti ancora visibili della poderosa cinta di mura castellane.
Nel corso delle operazioni militari connesse con il "Sacco di Roma" del 1527, San Gemini subì incendi, devastanoni e saccheggi che ne provocarono un profondo declino, dal quale fu in parte sollevata ad opera delle nobili famiglie degli Orsini e dei Santacroce. A questi ultimi si deve la ricostruzione della Porta Romana nello stile barocco dell'epoca, contigua all'omonimo palazzo nobiliare che oggi ospita l'Albergo Duomo.
La piazza San Francesco, che è la più grande della cittadina e da cui si diparte Via Casventino - che dall'Arco di Borgo alla Porta San Giovanni attraversa tutto il centro storico-è dominata dalla mole turrita del palazzo Canova testimonianza del lungo soggiorno in San Gemini del grande scultore.
Numerosi altri resti storici, come la raccolta cappella di "S. Maria de incertis" e le ex chiese di S. Maria Maddalena e di S. Stefano, e bellezze architettoniche come torrioni, case-torri, scalinate, arcate, bastioni, ponffcelli di sostegno, severi edifici, concorrono a rendere San Gemini pari ad un gioiello che riempie di meraviglia e di ammirazione il visitatore che si addentra nelle sue viuzze e ne scopre gradatamente le varie sfaccettature.
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