|
|
Tra le ombre del
vecchio borghetto della Contea di Precetto, una figura avvolta
in un mantello nero avanzava tra la nebbia. Bussò con forza
al grande portone. Il rumore del batacchio si perse nella notte
fonda, fredda ed insidiosa. L'avvocato sedeva nel suo studio,
ancora intento al disbrigo di alcune pratiche. Preso il lume si
affrettò ad aprire. Riconobbe subito un suo amico. Era
venuto per avvertirlo che un gregge stava distruggendo il suo
oliveto. L'avvocato, senza esitare, si avvolse nella cappa e insieme
si diressero su, verso la strada del convento di Santa Illuminata.
Giunti all'incrocio con il sentiero del piano, ecco all'improvviso
spuntare dalla grande quercia due individui che, con il coltellaccio
alla mano, li assalirono. L'amico, falso e traditore, si unì
a quelli e giù colpi alla cieca. L'avvocato, nonostante
fosse stato colto alla sprovvista, siccome era aitante e coraggioso,
trasse di tasca il coltello, inseparabile compagno in quei tempi,
e cominciò a difendersi energicamente. Ma poco poté.
Colpito a morte dai tre, ebbe tuttavia la forza, prima di cadere
esanime, di uccidere il traditore che ora giace con lui per sempre.
|
|
Il gobbo Severino,
viveva nei pressi della chiesa del Gonfalone e faceva il sacrestano,
come suo padre. Severino era molto bravo a far di conto, ma aveva
rifiutato l'impiego di contabile presso lo studio del notaio per
poter condurre la vita che preferiva. Fin da fanciullo la sua
infelicità lo aveva sempre emarginato dagli altri coetanei,
a tal punto da fargli desiderare una vita solitaria e ritirata.
Trovava comprensione soltanto nel curato don Giuseppe, il quale,
santo uomo di nobili virtù, lo considerava come un figlio.
Severino amministrava i beni della parrocchia, e, quando poteva,
sottraeva qualche soldo per donarlo ai mendicanti. La sua malformazione
peggiorava, via via, con il passare degli anni. E più invecchiava
e più la gobba cresceva. Una sera, mentre ritornava dal
vicino Umbriano, presso un crocevia incontrò un uomo misterioso,
vestito di nero con un cappellaccio, il quale gli fece una strana
proposta: se lo avesse seguito sarebbe stato liberato dalla sua
infelicità. E chi se non il diavolo poteva azzardare un
simile scambio? Severino lo capì subito. Capì che
era venuto a tentare la sua fede. Senza esitazione e senza timore
rispose che era meglio vivere gobbo e solo, ma in grazia di Dio,
e continuò tranquillo il suo cammino. Severino visse a
lungo, sempre caritatevole verso i poveri, gli orfani e le vedove,
fermo nella sua fede e rassegnato per la sua gobba.
|
|||