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Non è un miraggio:
sulle dune ripide e le gole scoscese del più grande deserto
del mondo, il Rub al-Khali, e sulle rive sabbiose del Golfo Arabico,
volteggiano ancora i falchi, simbolo di fierezza e di nobiltà.
Oggi come migliaia di anni fa, quando gli uomini iniziarono ad
utilizzarli per farsi aiutare nella caccia, in una regione di
formidabili contrasti ed in cui i rapaci si adattano meglio dell'uomo.
Pur se amato a queste latitudini come in nessun altro posto al
mondo, il falco - allo stesso tempo compagno e servitore - rappresenta
una specie minacciata dal mondo frenetico nel quale viviamo.
Non vi è però rassegnazione ad Abu Dhabi, ma consapevolezza
del rischio e concreto impegno a contrastarlo. L'Abu Dhabi Falcon
Hospital rappresenta un'istituzione deputata a tramandare quello
che gli arabi considerano un vero e proprio stile di vita, un'arte
addirittura, che accomuna modesti beduini e principi delle case
reali. Nato nel 1999, l'ospedale costituisce la prima istituzione
pubblica al mondo che fornisce cure veterinarie esclusivamente
a questi uccelli, offrendole anche ad esemplari provenienti dai
paesi vicini, quali l'Arabia Saudita, il Kuwait, il Qatar ed
il Bahrein. E' diretto da una simpatica ed attivissima dottoressa
veterinaria tedesca, Margit Gabriele Muller, sorretta da una
passione sconfinata per questi rapaci, unici nel loro genere.
Quando ne parla, alla dottoressa Muller si illuminano gli occhi:
per assisterli ha lasciato la sua terra natale. In sua compagnia
abbiamo visitato le modernissime strutture del comprensorio,
che possono ospitare fino a 60 falchi in cura, oltre a 20 nelle
unità di quarantena. Come in un vero e proprio ospedale,
sugli uccelli raccolti direttamente o condotti dai rispettivi
proprietari, vengono effettuate diagnosi per stabilire la natura
delle malattie, operazioni chirurgiche - in vere e proprie sale
operatorie - vaccinazioni, endoscopie, esami del sangue. I rapaci
vengono ospitati in camerette singole, ove vengono serviti i
pasti - generalmente a base di carne cruda - a seconda delle
rispettive esigenze di trattamento. Uno dei momenti più
interessanti della visita è quello dell'esame clinico:
condotti in infermeria, gli esemplari femmina - ma non i maschi
- vengono incappucciati data la loro aggressività e, se
del caso, si procede a somministrare l'anestesia, che permette
un esame più approfondito. L'ospedale, che ha annessa
una biblioteca specialistica ed un interessante museo, agisce
in parallelo al National Avian Research Center, attivo dal 1993,
che conduce programmi di ricerca e attività di conservazione
in collaborazione con scienziati ed istituzioni di una vasta
regione, che si spinge fino al Kazakhstan e alla Cina e che sorveglia
- anche tramite 50 trasmettitori satellitari installati su altrettanti
esemplari - le migrazioni di questi uccelli che sovente compiono
migliaia di chilometri per svernare nella penisola arabica. Nel
Centro si conducono anche attività legate alla riproduzione
delle specie minacciate. La struttura è completata dall'Emirates
Falconers' Club, che fornisce servizi di informazione e consigli
ai proprietari dei falchi, organizza seminari, letture specializzate
sul camping e sulla guida nel deserto.
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