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(Bologna) Nell'ambito della
rassegna "Dedicato a Sarah Kane". Sinfonia per corpi
soli è la storia, per immagini parole e suoni, di una
sopraffazione. Non si tratta però di una di quelle livide
brutalizzazioni dei rapporti umani che il lettore incontra spesso
nei testi di Sarah Kane. No. Sinfonia per corpi soli racconta
prima di tutto la sopraffazione che l'incontro ravvicinato con
Sarah Kane e la costruzione di questo spettacolo hanno prodotto
nel gruppo milanese Teatro Aperto.
Ma c'è da stupirsi? Sarah Kane è forse l'esempio
più eclatante di un'artista contemporanea che, con una
sfida senza precedenti, decide di guardare in faccia direttamente
la pesantezza del vivere, la Medusa del nostro tempo. Poteva
non rimanerne pietrificata? La sua scrittura non viene a patti
con la vita. La sua scrittura è vita. Lo spettacolo scritto
da Federica Fracassi e diretto da Renzo Martinelli vibra di questa
intensa, sconvolgente scoperta. "Quasi ogni giorno, per
l'intera durata della gestazione di Sinfonia per corpi soli ci
siamo sentiti sopraffatti. Solo sopraffatti", rivela Renzo
Martinelli. E ancora: "Qui non c'è più nulla
da inventare. Nulla da recitare. C'è la vita. E la morte.
E il terrore di guardarle in faccia". E allora ecco la parola,
per se stessa insufficiente, che si trasfonde in suoni (le acute
costruzioni sonore di Renato Rinaldi). E in corpi. Corpi e voci
di donne. Di Federica Fracassi, Giada Balestrini e Monica Parmagnani.
Corpi sopraffatti. Corpi e suoni e oggetti che dialogano in una
scena di grande forza, che oltrepassa la dimensione dello spettacolo
teatrale proiettando lo spettatore in un'atmosfera da performance
straniante, plumbea, sottovuoto, percorsa da una luce blu e da
oggetti semplici e al tempo stesso misteriosi e non identificabili
(oggetti che ne contengono altri: bacinelle, tavolini?) e che
si animano in improvvise vibrazioni, sussurri, scoppiettii, illuminazioni,
sonorità. Una rete di contenitori collegati tra loro da
cavi, per una "sinfonia di oggetti soli" - oltre che
di corpi - che alla solitudine di quei corpi rimandano. Come
tante scosse generate per impulsi successivi in un gioco di incroci
con quelle dolenti solitudini femminili, che attraverso microfoni
introdotti nella bocca echeggiano e rispondono con respiri, mormorii,
soffi. Una partitura avvolgente e rigorosa, come la luce lattea
che sembra quasi originata dalle brandine manicomiali, letto-tana
su cui le tre donne riversano la loro accorata ricerca di un'impossibile
fuga.
Prima di Sinfonia per corpi soli, Teatro Aperto, tra i più
interessanti gruppi teatrali della nuova ondata milanese, si
era già confrontato con altre espressioni femminili di
una scrittura "dell'eccesso", come Alda Merini, Marguerite
Duras, Clarice Lispector.
Orario spettacoli feriali
21.15, domenica 17.30 - Sede degli spettacoli Teatri di Vita
Via Emilia Ponente 485 Bologna - mail: info@teatridivita.it
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