di Olindo Rampin

 


5, 6, 7 aprile a Bologna
SINFONIA PER CORPI SOLI. Omaggio a Sarah Kane

regia Renzo Martinelli, partitura Federica Fracassi, corpi e voci Giada Balestrini, Federica Fracassi, Monica Parmagnani, microfoni e speakers Giuseppe Ielasi, Valerio Tricoli, Beppe Sordi, costruzioni sonore Renato Rinaldi, materie Paola Bassani, Enzo Contini, produzione Teatro Aperto, in collaborazione con C. S. Leoncavallo e XING, Progetto Caosmologia - parte prima

(Bologna) Nell'ambito della rassegna "Dedicato a Sarah Kane". Sinfonia per corpi soli è la storia, per immagini parole e suoni, di una sopraffazione. Non si tratta però di una di quelle livide brutalizzazioni dei rapporti umani che il lettore incontra spesso nei testi di Sarah Kane. No. Sinfonia per corpi soli racconta prima di tutto la sopraffazione che l'incontro ravvicinato con Sarah Kane e la costruzione di questo spettacolo hanno prodotto nel gruppo milanese Teatro Aperto.
Ma c'è da stupirsi? Sarah Kane è forse l'esempio più eclatante di un'artista contemporanea che, con una sfida senza precedenti, decide di guardare in faccia direttamente la pesantezza del vivere, la Medusa del nostro tempo. Poteva non rimanerne pietrificata? La sua scrittura non viene a patti con la vita. La sua scrittura è vita. Lo spettacolo scritto da Federica Fracassi e diretto da Renzo Martinelli vibra di questa intensa, sconvolgente scoperta. "Quasi ogni giorno, per l'intera durata della gestazione di Sinfonia per corpi soli ci siamo sentiti sopraffatti. Solo sopraffatti", rivela Renzo Martinelli. E ancora: "Qui non c'è più nulla da inventare. Nulla da recitare. C'è la vita. E la morte. E il terrore di guardarle in faccia". E allora ecco la parola, per se stessa insufficiente, che si trasfonde in suoni (le acute costruzioni sonore di Renato Rinaldi). E in corpi. Corpi e voci di donne. Di Federica Fracassi, Giada Balestrini e Monica Parmagnani. Corpi sopraffatti. Corpi e suoni e oggetti che dialogano in una scena di grande forza, che oltrepassa la dimensione dello spettacolo teatrale proiettando lo spettatore in un'atmosfera da performance straniante, plumbea, sottovuoto, percorsa da una luce blu e da oggetti semplici e al tempo stesso misteriosi e non identificabili (oggetti che ne contengono altri: bacinelle, tavolini?) e che si animano in improvvise vibrazioni, sussurri, scoppiettii, illuminazioni, sonorità. Una rete di contenitori collegati tra loro da cavi, per una "sinfonia di oggetti soli" - oltre che di corpi - che alla solitudine di quei corpi rimandano. Come tante scosse generate per impulsi successivi in un gioco di incroci con quelle dolenti solitudini femminili, che attraverso microfoni introdotti nella bocca echeggiano e rispondono con respiri, mormorii, soffi. Una partitura avvolgente e rigorosa, come la luce lattea che sembra quasi originata dalle brandine manicomiali, letto-tana su cui le tre donne riversano la loro accorata ricerca di un'impossibile fuga.
Prima di Sinfonia per corpi soli, Teatro Aperto, tra i più interessanti gruppi teatrali della nuova ondata milanese, si era già confrontato con altre espressioni femminili di una scrittura "dell'eccesso", come Alda Merini, Marguerite Duras, Clarice Lispector.

Orario spettacoli feriali 21.15, domenica 17.30 - Sede degli spettacoli Teatri di Vita
Via Emilia Ponente 485 Bologna - mail: info@teatridivita.it

                 


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