Di Agostino Del Buono


Sfilano le «false griffe» sulla spiaggia
  Il «povero immigrato» in tre mesi, guadagna più dello stipendio annuale del «ricco insegnante». E senza pagare nessuna imposta!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(Bologna) Chi di noi non ha visto anche per un solo attimo persone di colore che esercitano un «lavoro ambulante» alzi la mano. Beh, non vedo mani alzate! Le statistiche si potrebbero fare in quattro e quattr'otto. Ci siamo mai chiesto se i negri ambulanti che circolano liberamente e senza permesso di soggiorno, sono «abusivi»?
E così per fare un'indagine sul caso, quale posto migliore di una località balneare come Cattolica, sulla riviera romagnola?
Armato di una macchina fotografica e di un piccolo block notes per prendere qualche appunto ecco pronto a documentare lo strano fenomeno di abusivismo commerciale sulla spiaggia.
Dopo una colazione all'italiana, regolarmente fatturata in uno dei tanti alberghi della città, nelle vicinanze del «Bagno =96», sono giunto in spiaggia verso le ore 9:00. Poco dopo, puntuali come sempre, ognuno al loro posto ­ quello del giorno precedente ­ approdano loro: i «Vu cumprà».
Nel giro di qualche minuto, guardandosi sempre attorno, i «clandestini» piazzano il banchetto metallico o il loro telone sulla spiaggia nello spazio che va dagli ombrelloni dei lidi e l'acqua del mare. E di spazio ne hanno!
Subito dopo arrivano i loro amici e così, gli amici degli amici, anche loro con sacchi di grandi dimensioni disposti su un carrello tutto sgangherato, che fa fatica pure a muoversi.
Ognuno si posiziona una decina di metri dall'altro, senza dire nulla; a volte un solo cenno che vale come: «Buongiorno. Tutto ok?».
E così si apre la vendita giornaliera a quanti passano di lì tra turisti e bagnanti. Si vende di tutto e sotto gli occhi di tutti! Il bello è proprio questo! Ci sono i venditori pakistani ­ abusivi di colore ­ che smerciano roba di "bassa qualità" come: collanine, anelli e bigiotteria, e sono quelli i più poveri; vi sono poi, i cinesi che con i loro tatuaggi sulla pelle che durano circa un mese dalla loro realizzazione o che effettuano decorazioni orientali sulla carta.
Ed ancora, vi sono quelli che smaltiscono stoffe e pizzi, un po'' di tutto per la casa e per la persona, compreso i pantaloni ad un prezzo accessibile a tutti: solo 10mila lire.
Accanto a questi, vi sono gli ambulanti senegalesi irregolari, quelli più ricchi, che commercializzano gli articoli in pelle (borse, portachiavi, cinture, borsellini) 20 il cui costo vanno dalle 50mila alle 100mila lire. Il tutto con marchi ben contraffatti delle più note aziende: Tood's, Prada, Louis Vuitton, Gucci, Fendi, Versace ed altri.
Non mancano a tutti gli altri commercianti ambulanti abusivi, i negri del Bangladesch che, con le loro «pietre portafortuna» a solo 10mila il pezzo, riescono a guadagnare dalle 300-600mila lire nel giro delle tre ore antimeridiane.
E lo stipendio dell'insegnante che fine ha fatto? Beh, i conti li lascio fare a voi.
Se quanto è successo in questa località si è verificato in tutte le spiagge della nostra nazione, addio Bel Paese! I negozianti onesti, quelli che rilasciano lo scontrino fiscale si lamentano ma spesso visto il disinteresse degli organi competenti al controllo, non possono fare altro che chiudere l'attività commerciale.
Eppure le associazioni di categoria, le forze dell'ordine, gli amministratori pubblici e i politici, dovrebbero saperlo. Intanto, per limitarne la presenza degli abusivi sulle spiagge italiane i sindaci dei Comuni interessati possono fare un primo passo: vietare con un'apposita ordinanza il commercio itinerante dal mare alla più vicina strada comunale. E non è poco!

               


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