MOSTRA DEDICATA A ANTONIO LIGABUE
L'Ente Poste Italiane ha emesso il
20 gennaio u.s. uno speciale annullo a commemorazione della manifestazione.
Segreteria della
mostra:
Tel. 0376 36.05.06
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Antonio
Ligabue: credevamo di avere detto tutto e soprattutto di aver
visto tutto. Invece come capita quasi sempre con la vera arte,
tutto si rimette in gioco. Non fosse altro perchè cambiano
i nostri occhi, il modo cioè di guardare, con il metro
mutato della cultura dei tempi, persino dell'atmosfera. Certo
rimane quell'universalità di fondo che solo l'opera d'arte
ha e che attraversa il tempo, ma tutto il resto, le sfumature,
i nuovi particolari, i punti di vista sono e rimangono nuove
esperienze.
Così è con la mostra di Antonio Ligabue che si
è aperta a Mantova nella Casa del Mantegna dal 19 gennaio
al 6 maggio 2001: promossa dalla Provincia di Mantova - Assessorato
alla Cultura e dal Comune di Gualtieri - Museo documentario Ligabue,
è curata da Marzio Dall'Acqua e organizzata da Augusto
Agosta Tota, presidente del Centro Studi & Archivio Antonio
Ligabue di Parma. E' ufficializzata dall'Alto Patronato del Presidente
della Repubblica e dai patrocini della Presidenza del Consiglio
dei Ministri, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali,
del Ministero per la Pubblica Istruzione, della Regione Lombardia
e Comune di Mantova.
Nuova per vari motivi: intanto perchè è il secondo
atto di un grande omaggio al pittore padano che si è aperto
con la presentazione del libro "Toni" Antonio Ligabue
raccontato da Cesare Zavattini e Marzio Dall'Acqua, edito da
Franco Maria Ricci; poi perchè in mostra ritornano dal
vero le opere riprodotte nel libro, in un rimando di immagini
che delinea un percorso straordinario e originale. Il libro zooma
nei quadri di Ligabue e invita ad una lettura inattesa dei particolari,
della consistenza e della pasta dei colori. I dipinti vistosi
e incantati di Ligabue sono riprodotti in grande formato, e spesso
si indugia su aspetti e giochi di ombre e di luci violente che
possono sfuggire lungo i corridoi di una mostra seppur ricca
e curata: così i due atti della rappresentazione, libro
e mostra, finiscono per essere un binomio inscindibile, ben più
del rapporto che c'è tra il solito catalogo e l'esposizione.
Il saggio di Marzio Dall'Acqua e ancor più il poetico,
struggente ricordo di Ligabue scritto da Cesare Zavattini, permeano
davvero, e non in modo figurato, il percorso di questa rassegna.
Ci raccontano da una parte il sorprendente genio pittorico di
un reietto che visse una vita di miseria e di stenti fra le nebbie
e le calure della Bassa Padana. Dall'altra ci accompagnano a
scoprire emozioni nuove (ed ecco che ritorna il motivo di fondo
per cui andare a vedere la mostra). Il guardare da vicino le
pennellate di Ligabue, così violente, così spesse,
ci mette in contatto con la sua natura capace di scoppi improvvisi
ma anche e soprattutto di dolenti identificazioni con le bestie
e con il paesaggio che descrive. Un discorso fermo e formalmente
compiuto in cui fa rientrare ogni urto dei sensi e dei sentimenti
e a cui riconduce anche la più sconvolgente delle impressioni
e la più dolorosa delle ferite esistenziali.
Temi e aspetti che come un "vademecum del visitatore attento",
sono stati suggeriti dai relatori all'inaugurazione della mostra
tenutasi giovedì 18 gennaio:uno spettacolo nello spettacolo
condotto da grandi personaggi dell'immagine e in alcuni casi
di immagine. Un nome fra tutti: Vittorio Sgarbi, che ha parlato
del suo "innamoramento" con Ligabue definendolo uno
dei più grandi artisti padani. |
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